OMEOPATIA UNICISTA
''Ogni malato soffre di una malattia che non ha nome, una malattia che non s'è mai verificata prima e non si verificherà mai poi nello stesso modo e nelle stesse circostanze - scriveva Hahnemann il padre dell'omeopatia. Da qui nacque la regola fondamentale dell'omeopatia: occuparsi del malato, dei suoi sintomi, della sua percezione della malattia; non della malattia in sè. Tanti possono avere il mal di testa, ma ognuno ha le proprie ragioni per averlo. L'aspirina può togliere quel sintomo a tutti, ma ognuno resterà con la propria ragione del suo mal di testa. E quella ragione, prima o poi, troverà altri modi di esprimersi'' Tiziano Terzani
''L'omeopatia è il più innovativo e raffinato metodo per curare i pazienti in modo economico e non violento. Il governo deve incoraggarla e promuoverla nel nostro paese. Il dr. C. S. F. Hahnemann fu un uomo di superiore tensione intellettuale e di alti sentimenti umanitari che fece dono all'umanità di questa grande possibilità. Mi inchino dinnanzi al suo valore ed al suo erculeo lavoro'' Mahatma Gandhi - 30 Agosto 1936
Racconti di vita:
Tiziano Terzani e l'omeopatia.
''Ormai mi incuriosisce di più morire. Mi dispiace solo che non potrò scriverne.''

Tiziano Terzani (Firenze, 14 settembre 1938 - Orsigna, 28 luglio 2004) è stato un giornalista e scrittore italiano.
L'OMEOPATIA è stato uno degli interessi di Tiziano Terzani nel suo lungo viaggio alla ricerca di rimedi alternativi a quelli Chimici e Tossici che consapevolmente ha utilizzato o ha permesso che venissero utilizzati contro il suo male. Nel suo tentativo soprattutto di capire i perchè del male del secolo, (e se andiamo avanti così del millennio!): il cancro, Terzani si è imbattuto nell'Omeopatia. Avendo sperimentato l'Omeopatia come un aiuto al suo stato emotivo, quasi di depressione in un momento così difficile della sua vita, ed avendone riscontrato i benefici nel miglioramento del suo umore, Tiziano Terzani si è domandato se l'Omeopatia poteva essere in grado di portare benefici anche per il cancro.
Nel suo libro "UN ALTRO GIRO DI GIOSTRA - Viaggio nel male e nel bene del nostro tempo , Terzani approfondisce la storia e il destino dell'Omeopatia che trovo possa essere utile per molti al fine di capire di cosa si tratta e perchè l'Omeopatia è stata ed è tutt'ora tanto tartassata dai vari tentativi di screditarla e di porla nel dimenticatoio. E' certo che, come in tanti altri casi, si cerca sempre di farne una moda e di sfruttare al massimo sempre tutto, soprattutto per creare dipendenze e quindi business, soldi.La vera Omeopatia, così com'è stata ideata è molto probabilmente qualcosa di ben diverso da quell'omeopatia intuita e sperimentata dal suo fondatore Samuel Hahnemann.
Ecco cosa scrive T. Terzani nel suo libro, dopo aver sperimentato gli effetti benefici dei rimedi Omeopatici che aveva assunto:
>>> Tornai a New York decisamente più calmo e sereno. Le goccioline erano state magiche; la mia curiosità per l'omeopatia era cresciuta. Tutto ciò che aveva a che fare con questo tipo di medicina sembrava andare contro la ragione, contro ogni buon senso, ma era affascinante. Soprattutto non era aggressivo.E le domande cominciarono a porsi. Poteva il "rimedio" che aveva agito così bene sul mio umore fare qualcosa per il mio cancro? Potevano quelle goccioline stimolare la mia forza vitale e ridare equilibrio e saggezza al mio sistema immunitario impazzito? Tutte le terapie suggerite dagli aggiustatori (Tiziano si riferisce con questo termine ai medici americani che l'avevano in cura) avevano effetti secondari devastanti e pericolosi. Quelle Omeopatiche erano assolutamente innocue.
Sapevo di non avere tempo per fare esperimenti con la magia ma i dubbi sulla radioterapia che stavo per cominciare mi vennero. Magari fra duecento anni anche gli aggiustatori dell'MSKCC (l'istituto americano dove era ufficialmente in cura Tiziano) saranno visti come dei primitivi e le loro terapie come dei supplizi che alla lunga fanno fra i pazienti più vittime di quanti ne salvano, mi dicevo. Avevo cominciato a leggere di Omeopatia e mi resi conto che era nata fra il Settecento e l'Ottocento da un senso di repulsione contro il modo in cui i malati venivano trattati: tenuti a letto e sottoposti a un regime di vera tortura a base di salassi e di purghe.Per quasi quindici secoli la medicina si era fondata sulla convinzione che la malattia fosse provocata da veleni, spesso descritti come "umori", che andavano espulsi dal corpo con ogni mezzo: non solo con i naturali organi di secrezione, ma anche con metodi artificiali. Di questi il più frequente era il salasso, affidato a sanguisughe applicate a varie parti del corpo.
Fu a quel tempo che Samuel Hahnemann, medico tedesco con una formazione anche di chimico, nato a Meissen in Sassonia nel 1755, indignato nel vedere come la sua professione trattava pazienti, pensò di capovolgere l'intero approccio alla malattia e di sviluppare una terapia che ... non uccidesse i malati. Solo mettendo un freno alle pratiche assassine della vecchia medicina, Hahnemann salvò tantissima gente e questo sarebbe stato, secondo i suoi critici, l'unico merito dell'omeopatia. Ovviamente c'era ben altro.Hahnemann era un attento osservatore della natura, un vero scienziato. Si accorse, ad esempio, che l'insorgere in un paziente di una nuova malattia, finiva, a volte, per curargliene una vecchia.Tornò per questo a studiare un principio noto a molti popoli del passato: curare il simile col simile. Lo conosceva Ippocrate nella Grecia del IV secolo prima di Cristo, l'aveva riscoperto Paracelso nel Rinascimento, l'avevano usato i cinesi, i maya e i pellirossa. In India è ancora parte della tradizione ayurvedica e tutti gli indiani conoscono la storia di Bhima, uno dei protagonisti del Mahabharata, che si salva da un avvelenamento facendosi mordere da un serpente velenoso.
Il primo esperimento Hahnemann lo fece su se stesso. Scoprì che l'estratto di una certa corteccia (Cinchona) produceva in una persona sana gli stessi sintomi prodotti dalla malaria. Dando piccole dosi di quell'estratto a una persona affetta da malaria, vide che quella guariva. La conclusione era ovvia: somministrando una piccola quantità di "malattia" si fanno insorgere i sintomi della malattia stessa e con ciò si stimola il corpo a difendersi e a guarire. Niente di balordo: i vaccini che oggi diamo per scontati funzionano esattamente così. Forse funziona così lo strano sistema con cui le popolazioni tribali del Gujarat, in India, curano l'idrofobia: prendono le zecche del pelo del cane che li ha morsi e le bevono con un po' di acqua.
Per Hahnemann si trattava, attingendo all'infinita farmacopea disponibile nella natura, di studiare quali erano i "sintomi" che un elemento animale, vegetale o minerale era in grado di provocare. Scoprire quale elemento provocava quali sintomi, poteva significare aver trovato un nuovo rimedio.Prima i suoi familiari, poi alcuni volontari aiutarono Hahnemann in quest'impresa. Ognuno di loro, dopo aver preso una minima dose di un qualche estratto, doveva tenere un diario dettagliato delle proprie reazioni non solo fisiche, ma anche emotive. Da questo materiale Hahnemann trasse l'importante constatazione che ogni persona reagisce diversamente a tutto quello che le accade, compresa la malattia: sia quella spontanea che quella indotta da una qualche sostanza. Ogni malattia, è vero, produce alcuni sintomi che sono comuni a tutti, ma non tutti i sintomi della stessa malattia sono uguali in tutte le persone. Questo succede perchè ognuno di noi ha un modo suo e irripetibile di reagire. " Ogni malato soffre di una malattia che non ha nome, una malattia che non si è mai verificata prima e non si verificherà mai poi nello stesso modo e nelle stesse circostanze" , scriveva Hahnemann.Da qui la regola fondamentale dell'Omeopatia: occuparsi del malato, dei suoi sintomi, della sua percezione della malattia; non della malattia in sè. Tanti possono avere il mal di testa, ma ognuno ha le proprie ragioni per averlo. L'aspirina può togliere quel sintomo a tutti, ma ognuno resterà con la propria ragione del suo mal di testa. E quella ragione, prima o poi, troverà altri modi di esprimersi.
Per l' omeopata è importantissimo capire il paziente. Per questo deve osservarlo attentamente, ascoltarlo. Le parole che un paziente usa nel descrivere la propria condizione, i propri sintomi, specie quelli insoliti, sono molto più importanti dei segni obiettivi che la malattia gli lascia addosso. L'aspetto di una persona, le sue abitudini, le sue preferenze nel cibo, i suoi umori sono determinanti per la definizione omeopatica della persona stessa.Fu leggendo di Hahnemann e delle sue ricerche che capii quali ragionamenti Mangiafuoco (il soprannome che Tiziano aveva assegnato al suo omeopata) aveva fatto su di me. Prendendo per particolarmente significativo il mio modo di vedere il mondo come attraverso un caleidoscopio, mi aveva giudicato una persona instabile, soggetta a grandi fiammate e a grandi raffreddamenti, pronta a prendere fuoco come il fosforo e a spegnersi subito. Aveva però anche preso sul serio il mio desiderio di mettere sotto controllo quel caleidoscopio. Per lui ero quindi una personalità "fosforica", ma anche una persona con i piedi per terra, ossia, in termini omeopatici, "calcarea". Da qui il rimedio che mi aveva prescritto. Seguendo il sistema di Hahnemann, che classificava ogni paziente col nome del "rimedio" più indicato per lui, io nella cartella clinica di Mangiafuoco ero un Calcarea Phosphorica.
Questo è un punto importante nell'Omeopatia: il paziente non viene definito in base alla sua malattia, ma in base ai suoi sintomi e al suo rimedio. Ad esempio: un malato che ha i sintomi sia fisici sia mentali prodotti in una persona sana, diciamo, dal rimedio Belladonna, viene chiamato un "paziente Belladonna". In linea di principio una volta identificato il rimedio adatto ad una persona, quello resta il suo rimedio per sempre, qualunque siano le malattie da cui è afflitto. Dunque ad ogni paziente il suo rimedio. E questo del rimedio unico fu un altro notevole contributo dell'omeopatia. La medicina tradizionale usava composti fatti di decine, a volte persino di centinaia di elementi, ognuno con una sua utilità; ma non sapeva se questi elementi erano in contraddizione fra loro e comunque ignorava quali potevano essere le conseguenze della loro combinazione. Succede ancora oggi: si prendono combinazioni di varie medicine, ognuna delle quali è di per sè una combinazione, senza ben sapere quali siano le reazioni che il loro accostamento può scatenare.
Hahnemann mise fine a tutto ciò con la regola di usare un solo rimedio alla volta. Se il primo non funziona, se ne prova un altro e poi un altro ancora. Ma sempre uno per volta, così che se ne possano studiare gli effetti, cioè i sintomi, che produce nel paziente.La somma di questa conoscenza, frutto di esperimenti fatti con le più varie sostanze su persone sane, non malate*, costituisce "Materia Medica", la bibbia di ogni omeopata.* Hahnemann aveva capito una cosa importante: non solo che gli esseri umani ammalati reagiscono alla stessa sostanza diversamente dai sani, e che gli animali reagiscono diversamente dagli uomini, ma anche che una specie animale reagisce diversamente da un'altra. La morfina, ad esempio, fa vomitare un cane, ma eccita un gatto; l'aconito uccide una pecora, ma non fa niente ad una capra; l'antimonio è letale per gli uomini e per tanti animali, ma non per gli elefanti e le marmotte.
L'altro enorme vantaggio dei "rimedi" era ed è che non c'è da preoccuparsi dei loro effetti collaterali. Non ne hanno. Le diluizioni sono assolutamente innocue. Al contrario delle medicine allopatiche, tutte con avvertenze scarica-responsabilità di tenerle lontane dalla portata dei bambini, i rimedi non rappresentano alcun pericolo. Un bambino che ne bevesse anche una boccetta non avrebbe bisogno di lavanda gastrica. Hahnemann aveva una visione antica, e in questo senso anche new-age, dell'uomo e del suo essere al mondo. L'uomo era per lui un essere composito, un'entità multidimensionale, non solo fatta di materia, ma anche di coscienza e di intelligenza. "La mente è la chiave di volta dell'uomo" scriveva. Per questo anche la malattia, in quanto fenomeno biologico di una vita alterata, era da vedere nell'insieme della persona. " E' il paziente ad essere ammalato, non i suoi organi". Aveva detto la stessa cosa Ippocrate; dicono lo stesso oggi gli esponenti di ogni cosiddetta "medicina laternativa", gli olistici. Per giunta, secondo Hahnemann, il compito medico aveva un fine più alto del semplice ristabilire la salute fisica. " Nell'uomo allo stato normale", scriveva nel 1810, "la forza vitale-spirituale anima il corpo materiale. Questa forza governa l'insieme dell'organismo e ne mantiene le varie parti in un'ammirevole armonia affinchè la mente che lo abita possa usare liberamente di questo sano e vitale strumento per il fine superiore della nostra esistenza". Il corpo, insomma, era per lui molto di più che una macchina. Un altro aspetto importante dell'omeopatia è, fin dai tempi di Hahnemann, l'uso di piccolissime dosi o in alte diluizioni - le cosiddette "potenze"- delle sostanze che sono alla base dei "rimedi". All'origine ci fu la necessità di sperimentare veri e propri veleni, come il cianuro o l'arsenico, somministrati in minime quantità. Ma a forza di sperimentare, diluire gli estratti sempre più, Hahnemann si convinse che anche nella diluizione le sostanze continuavano ad esercitare sul corpo il loro effetto stimolante. Anzi, si accorse che la potenza di una diluizione aumentava ogni volta che questa veniva ulteriormente diluita e scossa cento volte -" dinamizzata", come diceva lui - e poi di nuovo diluita e di nuovo scossa . Da qui la conclusione cui Hahnemann arrivò negli ultimi anni della sua vita: il rimedio è tanto più efficace, quanto più è stato diluito, persino al punto in cui nell'acqua non resta più alcuna presenza rintracciabile della materia originaria. Ne resta forse la memoria? I detrattori dell'omeopatia hanno spesso usato questo argomento per dire che i "rimedi" non sono che acqua fresca e che i cosiddetti successi di questa materia sono da attribuire all'effetto placebo. Ma anche questa argomentazione non è convincente. Un recente studio, pubblicato dalla rivista medica Lancet, ha dimostrato che nel corso di un esperimento fatto, a loro insaputa, su due diversi gruppi di pazienti - uno trattato con rimedi omeopatici, l'altro con sostanze neutre - nel gruppo che aveva ricevuto i rimedi c'erano stati più casi di guarigioni (circa due volte e mezzo) che nel gruppo trattato con nulla. Eppure i medici classici insistono nell'ignorare tutto ciò che avviene fuori dal ristretto cortile della loro scienza, dicendo che si tratta di "effetto placebo". E usano questa espressione con disprezzo, come se il fenomeno non fosse straordinario: una persona, credendo di venire curata, si cura da sè! Inghiottisce una sostanza assolutamente innocua e, pensando che sia un'efficacissima medicina, guarisce!
Ma questa è la prova lampante del potere della mente sulla materia.
Eppure, aggiungo io, si continua fare finta di niente sui risultati che si ottengono con le "medicine alternative"; si ignora e si evita volutamente di approfondire anche da un punto di vista scientifico, perchè questo disturba enormemente i risultati finanziari delle multinazionali legate al mondo scientifico della salute, anzi, che ce l'hanno in mano e lo tengono stretto!
Un Altro Giro di Giostra
Viaggio nel bene e nel male del nostro tempo
Tiziano Terzani
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